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Dietro Guardando

All’ombra del Vettore maestoso,

Io torno ancora a risalire il colle,

Che dominio tiene sul mio borgo.

 Ma da  come era  nell’infanzia mia

Noto, che tutto ha cambiato il  volto:

Più tu non vedi quei torti sentieri

Che arrivavano fino all’erta cima,

Dove   a fatica risalivano i villani,

Nè da su odi  quei  gioiosi canti,

Che i giovani  facevano di sera,

Quando  tornavano  dai  campi.

Ora un’ambia strada arriva al colle,

Ma brullo  è restato su lo scoglio,

Dove non  più  villano tu intravvedi,

Solo  fra sterpi,  rovi e  pruni

 Ancora odi cantare il rusignolo.

Oh quanta gente allora era nel borgo,

Che in allegria consumava i giorni!

Mentre ora in dolor  si è spenta, 

E la memoria lor va scemando.

Qui, di quel tempo, resta solo il colle,

Che porta a me tanti  ricordi.

Al mattino da lì sorgeva il sole

Che dal sonno sul letto mi destava

E mi richiamava al nuovo giorno.

A sera, quando la mandria rimenavo,

mi sedevo  su quel sasso a meditare

ed con la fantasia  mi  creavo

un mondo di avventure e di piacere.

 Da lì miravo la campagna intorno:

 boschi , i prati e il grande monte

e giù nella valle il vecchio borgo ,

Dove era la fanciulla  mia del cuore.

Oh come erano lieti i giorni allora!

Vivevo   in mente mia  solo di sogni

E passavo così  ore beate.

Quel sognare e quel fervore antico

Nella vita mia ora si  è spento.

E come  pastor che calca il  monte,

Allor che autunno in cielo arriva,

Lasca  ivi una parte del suo cuore

E triste emigra  verso la pianura,

Pensando di tornare  a primavera.

Così anche per me è arrivata l’ora

Di lasciare il soggiorno umano,

Per  un ignoto e desueto cammino,

Da dove non potrò  più ritornare.

Guardando su  il cielo sereno,

E l’orizzonte che mi gira intorno,

Pensoso   mi vado  io chiedendo

 Sarà così anche  l’altro mondo?

Come macigno che vien giù dal monte

Che  nella valle trova la sua sede,

Così il mio cuore ansioso di piacere

 Affonda la suo amore  in Dio,

 Or sebbene là sia  il mio  lido

L’eterno  non riesco a  immaginare.

Ma un desiderio tengo in  cuore,

Che il mio partire dal soggiorno umano,

Sia  come  sul Vettore cala il sole,

 E ch’io possa  lasciare questo suolo,

Come  solevo fare da  bambino

Quando stanco io mi addormentavo

Sulle braccia della mamma mia.

Ma di lei ricordo io  non posso avere,

Senza tener sugli  occhi il pianto.


Francesco Amici

Roma 25/11/2011

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